martedì 5 maggio 2015

La scuola si ferma

Eccola la minoranza di italiani oggi in sciopero per una buona causa. In 30 mila a Milano. Una marea umana. Questa la risposta di insegnanti, studenti e personale Ata ad un Governo sordo e con i paraocchi. La scuola si sveglia, dopo anni di torpore, e compatta grida giustizia, in nome di quei sacrifici che non trovano riconoscimento alcuno.
La grande riforma prospettata da questo Governo fa acqua da tutte le parti. Svilisce la professionalità dei docenti; baratta immissioni in ruolo in cambio di diritti; non accenna a sbloccare il contratto del lavoro, fermo da sette anni; promuove la competizione e la disuguaglianza tra scuole del territorio e tra insegnanti, anziché favorirne la collaborazione e la cooperazione; riduce un'istituzione della Repubblica al rango di azienda; affida pieni poteri al dirigente scolastico, soggetto potenzialmente corruttibile e incline a giudizi di parte.
Il futuro dell'Italia passa dalla scuola, per questo c'è bisogno di gente competente, che, prima di lanciare riforme di questo calibro, possa almeno conoscere da vicino problematiche e punti di forza del sistema.
Oggi tante scuole italiane hanno chiuso i cancelli per aprire gli occhi al Governo. Presidi, insegnanti, studenti e personale scolastico hanno marciato fianco a fianco, stanchi di promesse mai mantenute. Hanno pagato questo sciopero con le trattenute del proprio stipendio, contro un'arroganza vecchia e già conosciuta, perché la scuola pubblica non è di proprietà del Governo di turno. La grande rivoluzione di Renzi pretende di eliminare con un colpo di spugna centinaia di migliaia di precari che, per decenni, nonostante i tagli, hanno portato sulle proprie spalle tutto il peso del sistema, grazie alla passione per questo lavoro e sempre con la speranza in una stabilizzazione futura. Se davvero il Governo volesse assumerli, potrebbe farlo immediatamente, con decreto, a prescindere dal cammino del Ddl. La Corte di giustizia europea si è espressa: l'Italia abusa dei contratti a tempo determinato. Nessun miracolo sta facendo dunque Renzi, solo ciò che la Corte europea impone. Una promessa aveva fatto sull'assunzione degli idonei del concorso 2012, ma si è rimangiato vergognosamente ogni misera parola. Per mesi ha declamato la meritocrazia, ma ora lascia a casa gli unici 6300 docenti che un concorso l'hanno superato veramente (pari al 7% dei concorrenti). È stato uno dei concorsi più selettivi, bandito dopo tredici anni dal precedente, ma, tra le 100 mila persone da assumere, Renzi decide di tagliare proprio chi il merito lo ha ampiamente dimostrato. Non c'è ragione, non c'è logica, anche perché tra i 100 mila ipotetici fortunati, c'è chi è stato respinto alle prove concorsuali. Ecco perché da anni non si vedeva una simile mobilitazione di massa, che ha attraversato l'Italia da Milano a Palermo.
I docenti italiani hanno superato tutti i test di formazione per poter offrire acqua pulita ai loro studenti. Si sono laureati, abilitati, hanno comprato (come in una fiera) master e specializzazioni a punti. Hanno titoli, abilità e competenze che gli altri Paesi ci invidiano. Tutto ciò ancora non basta. La mortificazione dell'intelletto e della professionalità è appena cominciata.



 


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